
Il Sannio era l’altopiano interno al centro dell’Italia meridionale, delimitato a nord dal fiume Sangro e dalle terre dei Marsi e dei Peligni, a sud dal fiume Ofanto e dalle terre dei Lucani, ad est dal Tavoliere di Puglia e dalle terre dei Frentani, e ad ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurunci, Sidicini e Latini. Sua caratteristica predominante sono le grigie montagne di roccia calcarea che hanno causato l’isolamento materiale e culturale del Sannio attraverso i secoli. Malgrado il territorio impervio, i sentieri aperti dalle greggi avevano rappresentato le migliori vie di comunicazione. La più famosa di tali strade, che tagliava il Sannio da nord a sud, fu usata da Annibale più di una volta per attraversare il Sannio.
I Sanniti erano un popolo di contadini e pastori, con pascoli in comune ma
anche di grandi proprietà terriere appartenenti ad una ristretta cerchia di dinastie familiari che possedevano ricchezza, potere ed autorità e che per secoli dominarono la nazione e ne controllarono la vita politica. Il concetto di città–stato come unità di governo, era estraneo ai Sanniti. L’unità politica e amministrativa, era il touto, a carattere corporativo, che comparendo nel nome della città sannita di Aequum Tuticum, farebbe pensare che proprio qui avessero luogo le assemblee dei Sanniti. Ciascun touto includeva più pagi, - antichissima istituzione italica consistente in un distretto di estensione variabile e poteva a sua volta includere, nelle zone pianeggianti, uno o più insediamenti, villaggi circondati non da palizzate (vici), o, nelle zone montagnose, cittadelle circondate da mura utili come rifugi (oppia, castella). Il pagus era un distretto rurale semidipendente, che si occupava di questioni sociali, agricole e soprattutto religiose e, forse, attraverso di esso avveniva il reclutamento militare. Esso svolgeva funzioni governative a livello puramente locale e a tale scopo possedeva proprietà comunali, inclusi degli edifici. I suoi membri si riunivano in assemblea, in cui approvavano leggi locali ed eleggevano propri funzionari, di cui spesso il pagus si serviva per avere un consiglio. Ciascun touto era una repubblica e non un regno, infatti, i Sanniti condividevano con gli altri popoli italici l’avversione per la monarchia.
Il popolo Sannita disponeva di abbondanti ricchezze derivate dalle continue incursioni e saccheggi nei territori vicini. Fondamentalmente era un popolo di contadini, anche se in alcune zone l’allevamento di bestiame era più importante dell’agricoltura, specialmente nelle terre dei Carecini e dei Pentri, dove l’allevamento dei bovini era praticato fin dalla preistoria. Per i Sanniti, gli animali più importanti erano le pecore, per la produzione di latte e per i suoi derivati, nonché per la lana, usata per creare i loro indumenti. Durante l’estate si utilizzavano pascoli situati a sorprendenti altezze sul livello del mare, durante l’inverno i Sanniti percorrevano con i loro greggi lunghe distanze per raggiungere zone di pascolo in pianura. E’ la nota pratica della transumanza, effettuata soprattutto con le pecore, ma anche con i buoi. Le calles, i sentieri dei pascoli che attraversavano il Sannio e conducevano ai pascoli invernali, sono menzionate nella letteratura antica. Tali sentieri, i tratturi, esistono tuttora, benché la pratica della transumanza sia ormai scomparsa. Il tipico tratturo da pastori è largo un centinaio di metri, e prima dell’esistenza di buone strade doveva costituire la principale via di comunicazione. Il più famoso parte dal territorio dei Pentri e raggiunge la
Puglia dopo aver toccato Bovianum, Saepinum, Beneventum, Aequum Tuticum e Geronium.
Dal 343 al 295, i Sanniti furono coinvolti in diverse guerre contro l’ascesa di Roma, e culminarono nella battaglia di Sentino, che vide la sconfitta definitiva dei Sanniti da parte dei Romani, divenendo quest’ultima la potenza dominante in Italia.
In seguito alla loro sottomissione, i Romani deportarono sui territori sanniti,, proprio nell’attuale zona del Fortore, circa 47000 Ligures Bebiani. Un modo per dividere e tenere sotto il loro giogo due popoli diversi ed ormai sottomessi.
Tavola alimentare dei Liguri Baebiani
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Maria Antonietta Girolamo